Raul Montanari


Incubi e amore



Dalle note di copertina

"Un padre e una figlia chiusi in una casa, per un motivo misterioso. Una scena di tortura che diventa l'allegoria della vita umana. Un ragazzo mandato a fare la sentinella alla periferia di un paese dove si aspetta un'invasione di extracomunitari. Un uomo ossessionato dall'arrivo del nuovo millennio, ma forse ancora di più dall'incapacità di amare. In questi testi le situazioni rappresentate sono diversissime, ma in comune hanno una tensione implacabile, che si scioglie solo nel secco colpo di scena finale. Padrone di uno stile inconfondibile, Raul Montanari infligge tenere rasoiate al cuore del lettore, tra l'aspirazione a un'umanità diversa e lo sprofondo nella violenza che ci è fin troppo familiare. Eppure riesce a tenere aperta una speranza quando, nel penultimo testo, rilegge ironicamente La piccola vedetta lombarda di De Amicis, facendone un ragazzo degli anni Duemila che, coinvolto in una ronda contro una carovana di rom, riesce a ribellarsi alla catena dell'odio." Contenuti extra: La versione audiobook de La piccola vedetta lombarda letta dall'autore.





Giudizi critici







Visto da me

Tutti questi testi sono stati scritti nel giro di relativamente poco tempo, fra il 1999 e il 2002. Come sempre, quando uno rilegge cose che risalgono a qualche anno addietro, scatta il ricordo di com'era lui, di com'era il suo mondo, quando le ha scritte; è successo anche stavolta, riprendendole in mano. Curiosamente, due testi sono legati alla famosa diatriba sull'inizio del terzo millennio, che all'epoca appassionò molti. Io quasi ci rimisi un'amicizia a cui tengo moltissimo: mi rivedo ancora gridare al telefono, sbalordito che dall'altra parte l'intera famiglia del mio amico sostenesse che la data fatidica non sarebbe stata il primo gennaio del 2000, ma del 2001. Credo che la pièce DJ sia uno dei testi più radicali e terribili che ho scritto in vita mia, e che in un certo senso valga il costo del libro. O il biglietto, come si dice. Ma forse il dialogo che dà il titolo alla raccolta è migliore.





La prima pagina

LEI - No, non posso. Non posso, non posso. Non voglio.
IL PERSECUTORE - Non fare tante storie. Lo sai che ti piace. Vero?
LEI - No! Non posso, non posso. Non posso.
IL PERSECUTORE - E dillo! Dillo che ti piace farlo così.
LEI - Non voglio più.
IL PERSECUTORE - Avanti, comincia. Comincia a raccontare.
LEI - Fammi uscire di qui.
IL PERSECUTORE - Ancora me lo chiedi? E dove vorresti andare?
LEI - Non lo sopporto più. Ti prego.
IL PERSECUTORE - Non ti piace più quello che facciamo?
LEI - Non posso. Non ci riesco.
IL PERSECUTORE - Sei sicura che non ti piace più raccontarmi i tuoi sogni?
LEI - Non toccarmi!
IL PERSECUTORE - No?
LEI - Lasciami stare! Via!
IL PERSECUTORE - Ah. (Ironico) Allora è grave.
LEI - Non mi toccare.
IL PERSECUTORE - Non hai risposto alla domanda. Dove vorresti andare? Mmh?
LEI - Lontano.
IL PERSECUTORE - Lontano! Lontano (Mima il concetto con la mano, sussurrando la parola) E cosa pensi di trovare lontano da qui? Cosa t'immagini?
LEI - Niente.
IL PERSECUTORE - Cosa c'è fuori di qui? Intorno a noi? Tu lo sai. Lo sai quanto me. Cosa c'è fuori di qui?
LEI - Paura. Confusione.
IL PERSECUTORE - Il mondo.
LEI - Tanta gente. Tanti occhi.
IL PERSECUTORE - Non vuoi che ti guardino?
LEI - No! Voglio che mi lascino in pace.
IL PERSECUTORE - Allora smettila di fare queste storie!
LEI - Sì. Non farmi del male.
IL PERSECUTORE - Non te ne ho mai fatto. Non tremare. Piantala di tremare così.
LEI - Ho smesso.
IL PERSECUTORE - E allora parla. Raccontami il primo.